Archeologia in Valle Stura. Insediamenti e manufatti

10,00

Autore: Enrico Giannichedda (a cura di)
Anno di stampa: 2005
ISBN: 9788878144736

Descrizione

Il settimo Quaderno del Museo giunge dopo altri numeri dedicati a presentare le collezioni di materiali esposte al pubblico o, in parte, deliberatamente studiati per attirare l’attenzione fuori dal Museo stesso, verso le testimonianze del passato preindustriale della valle (cartiere e neviere) o verso fonti diverse (collezioni di foto storiche).
In maniera certamente non organica, ma senza neppure forzature, tali Quaderni sono un indizio di quanto il presente lavoro persegue invece per scelta ragionata e quasi inevitabile. Il Museo civico Andrea Tubino non può difatti essere niente altro che un museo del territorio inteso non nel senso ristretto di un areale di pertinenza comunale, ma in chiave geo storica. Sono difatti state la geografia e la storia, insieme, a fare della valle Stura ciò che essa oggi è: una valle dell’Appennino che, allo stesso tempo, ‘lega e separa’. Da un lato il mare, con le sue città e traffici, dall’altro la pianura agricola divenuta sempre più, in tempi moderni, area industriale.
L’archeologia certamente deve costituire uno dei pilastri fondanti di un museo del territorio; essa, difatti, pone in relazione reperti e siti di rinvenimento e dà, un’altrimenti insospettata, profondità storica alle vicende che le fonti scritte descrivono essersi svolte negli ultimi sette o ottocento anni. Solo grazie all’archeologia la ricostruzione storica si spinge a ritroso ben oltre l’anno Mille e, pur con difficoltà, alza il velo su porzioni più o meno grandi di altomedioevo, età romana, protostoria e preistoria.
Da almeno seimila anni uomini e ambiente (clima, morfologia, risorse potenziali) convivono e si affrontano in valle Stura. Non che l’ambiente sia attore consapevole di questa tenzone, ma esso, ad esempio, certamente reagì al disboscamento eccessivo dei pascoli d’altura, che forse si ebbe già nell’età del Bronzo, o al taglio indiscriminato dei boschi per produrre carbone e alimentare le forge medievali. Talvolta, come nel caso del peggioramento climatico settecentesco, esso operò anche senza sollecitazioni antropiche portando, nel caso specifico, all’abbandono di molti impianti idraulici devastati dalle alluvioni.
Reperti e territorio, uomini e ambiente. Queste possono essere alcune delle chiavi di lettura da usare per scorrere questo Quaderno che riprende i testi e l’organizzazione della Sala archeologica a cui si è lavorato in questi anni. Ad una parte introduttiva dedicata a che cosa è l’archeologia (storia delle ricerche e cenni ai metodi di lavoro) seguono difatti le schede di sito, ordinate cronologicamente in un modo che può apparire banale, ma che in realtà è storico. Un modo che, soprattutto in Museo, conduce dalle vetrine, piene soltanto di selci o di cocci in terracotta scura, verso un mondo sempre più simile all’attuale e in cui, a partire dal bassomedioevo, diventano normali le ceramiche colorate, gli accessori d’abbigliamento, le piccole opere d’arte o di devozione, i metalli. Un mondo sempre più fittamente popolato, in cui gli uomini si muovono più liberamente e dove cercano di controllare sempre più la natura.
Museo del territorio significa, almeno nel caso di Masone, museo del territorio attuale e quindi di uno spazio geografico in cui non solo si conservano le testimonianze archeologiche (sia quelle note sia quelle ancora da scoprire), ma si organizza la vita delle persone: quelle che abitano in valle Stura; quelle che la frequentano saltuariamente, talvolta anche per visitare il Museo; quelle che la percorrono rapidamente. L’altro pilastro fondante del Museo è quindi la testimonianza materiale del passato a noi più prossimo e su cui poggia il presente. Fra queste solo forzatamente si possono distinguere le testimonianze del lavoro (attrezzi da fabbri, boscaioli, coltellinai eccetera) da quelle della vita quotidiana (individuale e sociale, privata e pubblica). I materiali che testimoniano questa vita e queste attività hanno però trovato solo sporadico spazio nel presente fascicolo e questo benché siano, al pari dei resti archeologici, fonti storiche importanti. Semplicemente si è privilegiata una divisione ‘normale’ (o accademica) fra ciò che è archeologico e ciò che è etnografico, fra reperto rinvenuto nel sottosuolo e manufatto conservatosi in superficie. Fonti entrambe materiali, ma comunque diverse e che, anche per ragioni di spazio, si sarebbe faticato a raggruppare insieme.
Per finire, quel che preme è ricordare che proprio lo stabilire un rapporto fra ‘etno’ e ‘archeo’ (si veda il capitolo conclusivo del Quaderno) significa stabilire un legame fra l’oggi, il passato recente e quello remoto; un legame storico che tutto lega e che giustifica l’impegno nella tutela dei luoghi non perché antichi (lo sarebbero tutti), ma perché connessi all’attuale qualità della vita. In tal senso lavorarono negli anni Trenta gli artiglieri che disseppellirono antichi ruderi al Romitorio, i masonesi che svuotarono la cripta parrocchiale, Andrea Tubino che percorreva la valle a salvare ciò che poteva. Operazioni, tutte queste, condotte senza metodo, ma non senza spirito ed è bello, ad esempio, pensare come i ruderi del cosiddetto Romitorio siano divenuti Sacrario per i giovani morti al passo del Turchino cercando e costruendo la libertà e, poi, luogo di divertimento dove la testimonianza storica non è disgiunta dalle manifestazioni di vita dei bambini, di giovani innamorati, di adulti consapevoli.
Conservazione ragionata, divulgazione ampia, ricerca storica sono queste le ragioni d’essere di un museo del territorio. Gli scritti che seguono tentano di andare in questa direzione, ma ovviamente si è consapevoli di un fatto; l’avere ripreso i testi dei pannelli affissi in Museo significa, da un lato, consentire al visitatore di portarsi via un ricordo abbastanza fedele di ciò che ha visto, ma dall’altro significa anche riproporre testi brevi, un po’ nozionistici, didascalici. Testi scritti per essere letti stando in piedi a fianco di una vetrina e tutti da approfondire una volta a casa. La bibliografia in calce al fascicolo serve proprio a questo, ma ad essa si è anche scelto di anteporre un elenco di questioni storiche aperte (p. 29) e un invito: visitato il Museo, e ‘studiati’ di prima mano i reperti esposti, sia quelli archeologici sia quelli etnografici, si proceda sul territorio a coglierne i caratteri, talvolta anche il degrado da contrastare, in certi casi le tracce di passate frequentazioni, spesso la bellezza di un’area in cui l’antico non è mai ingombrante, ma è dentro il presente.

Quaderni del Museo di Masone, 7

Sommario

Introduzione

Breve storia delle ricerche
I metodi dell’archeologia

Introduzione cronologica
Una continuità millenaria
Neolitico ed età del Rame (Fregeu)
Età del Ferro (Praxelli di Rossiglione)
Età romana
Altomedioevo (Lagoscuro)
Bassomedioevo (Romitorio; Le vetrerie; I castelli; Il castello di Campo Ligure)
Tardomedioevo ed età moderna (Il Paese Vecchio di Masone; Le ferriere preindustriali; La cartiera dei Savoi; Le neviere)
Vecchio ed antico, archeologico ed etnografico
L’importanza del contesto
(La fucina Stoula; La fucina dei chiodaioli; Il forno del convento)

Manufatti

Bibliografia

Informazioni aggiuntive

Peso0.28 kg
Dimensioni29 × 21 × 0.8 cm
Autore

Luogo di stampa

Anno di stampa

Tipologia

Pagine

Illustrazioni

Legatura

ISBN

Lingua

Numero e serie

,

eBook

Anteprima in formato pdf
Acquista su Torrossa
Acquista su Google books
Acquista su Google play