I centri urbani dell’Abruzzo adriatico fra tarda antichità e altomedioevo

15,00

Autore: Andrea Staffa
Anno di stampa: 2006
ISBN: 9788878143142

Descrizione

Il presente volume, che ho il piacere ed in qualche modo anche il dovere di presentare nella mia qualità, non solo di Direttore Regionale per i Beni Culturali e Paesaggistici, ma anche di Soprintendente per i Beni Archeologici per l’Abruzzo, nasce direttamente da una lunga stagione di studi e ricerche archeologiche condotte direttamente dall’Amministrazione Statale dei Beni Culturali, indagini che risultano prevalentemente eseguite – elemento che vale la pena di sottolineare – in occasione di interventi di salvaguardia dovuti alla quotidiana attività di tutela svolta dalla Soprintendenza sul suo territorio di competenza.
Il volume rappresenta inoltre l’edizione separata dell’articolato contributo portato dall’autore in una delle più qualificate sedi recenti della disciplina oggi nota come ‘Archeologia Medievale’, il convegno organizzato nel Febbraio 2004 dalla Facoltà di Conservazione dei Beni Culturali dell’Università di Bologna, avente sede a Ravenna, proprio nella stessa città, ed avente come argomento il suggestivo tema delle trasformazioni subite dalla città in Italia fra tarda antichità ed altomedioevo.
L’autore, archeologo operante in una Soprintendenza per i Beni Archeologici, affronta in questa sede un tema cruciale in una materia che, negli ordinamenti professionali della cultura in Italia, risulta ancor oggi parzialmente irrisolta, ed al quale nel più o meno recente passato apporti isolati hanno tentato di conferire, almeno per quanto riguardava le strutture ministeriali, un qualche assesto logico, definendo in qualche modo aree di competenza che restano ancor oggi in qualche modo non concluse.
Nell’organizzazione tradizionale del Ministero oggi del tutto superata il lasso temporale che separava la formazione professionale dell’archeologo classico, competente sia sugli scavi che sui monumenti dell’antichità, da quelle dell’architetto e dello storico dell’arte, che andavano assumendo prevalenza nell’organizzazione della tutela per i secoli successivi, ha visto in più di una occasione tentativi di approfondimento senza che nessuno di essi riuscisse a colmare lacune che appaiono a tutt’oggi ancora non perfettamente superate.
Inoltre solo nei decenni successivi alla seconda Guerra Mondiale era andata progressivamente enucleandosi, quale autonoma disciplina universitaria, l’Archeologia Medievale come oggi la conosciamo, e cioè disciplina attenta non soltanto con maggiore attenzione alle testimonianze archeologiche ed alle connesse problematiche d’epoca altomedioevale e medioevale, ma soprattutto alle ampie dinamiche di progressiva trasformazione del quadro insediativo e della cultura materiale dalla tarda antichità sino al Medioevo.
In tal senso dunque una materia che andava ormai definendosi come Archeologia complessiva del Medioevo è andata lentamente e finalmente superando una volta per tutte quella necessità che si era posta più volte nel passato di dover ricercare di volta in volta motivi di legittimazione, quasi che si trattasse di un ambito minore o in qualche modo prevaricabile da parte di altre ben più paludate discipline universitarie, giungendo lentamente ad un sostanziale e necessario riallineamento con le grandi problematiche della cultura nord-europea, ed in particolare anglosassone.
Nonostante l’ancora non soddisfacente presenza sia nel mondo della formazione universitaria che in quello delle competenze professioni dell’Amministrazione dei Beni Culturali, si trattava e si tratta ormai di una disciplina fondamentale, strumento potente per un ampio approfondimento delle conoscenze sulle grandi dinamiche storiche che vedono la penisola trasformarsi lentamente da sede privilegiata del potere antico di Roma nell’Italia dei Longobardi e poi in quella dei Comuni e delle signorie, nell’ arco di lunghi secoli che inglobano nel loro percorso storico fatti e vicende non secondarie per la storia sia dell’Italia che dell’intera umanità.
L’individuazione, nella recente riorganizzazione del Ministero, del ‘requisito’ dello scavo quale elemento distintivo per l’attribuzione di competenza, al fine di dilazionare necessariamente i limiti cronologici della ricerca archeologica sino a portarli ad epoca ben successiva alla fine dell’antichità, è giunta oggi a sancire in qualche modo (si spera definitivamente) che il ‘metodo archeologico’, quale programmatica attenzione alle testimomonianze pluristratificate del nostro passato, può essere quando necessario utilizzato sino all’epoca rinascimentale ed oltre.
È merito pertanto di Andrea R. Staffa l’aver rivolto, tra le varie iniziative da lui condotte nella sua lunga attività di servizio in Abruzzo, una specifica attenzione a questo cruciale periodo storico ed alle importanti problematiche in esso racchiuse, con specifica attenzione alle vicende che vedono la trasformazione dell’assetto antico dell’area nella configurazione della regione Abruzzo come ancor oggi lo conosciamo.
L’approfondimento da lui condotto nello specifico delle trasformazioni subite da alcuni dei principali centri urbani dell’intera regione dalla tarda antichità al medioevo, segnala con tutta evidenza ambiti di ricerca straordinariamente vasti, necessari per la comprensione storica delle trasformazioni subite da quelle che restano ancor oggi le sedi principali del nostro vivere quotidiano dall’antichità sino al Medioevo e poi all’età moderna.
La profonda continuità tra i segni dell’uomo susseguitisi nel volgere dei secoli nel cuore dei nostri centri urbani trova, nel metodo puntuale del riconoscimento e conseguente salvaguardia del frammento, il perno di una catena logica che porta a collegare fra loro una pluralità di nessi, talvolta certi, talvolta intuiti o soltanto ipotizzati, per giungere infine, come in una ricostruzione delle sequenze di un DNA partendo da un solo isolato frammento, alla ricomposizione complessiva delle culture e delle forme dell’abitato urbano susseguitesi nel passato in questi ambiti.
È attraverso tale processo che trova compimento quel ragionamento sulle radici delle nostra cultura, di cui tanta parte risulta occupata anche dalle riflessioni sull’arte e sulla cultura materiale delle nostre genti e dei nostri luoghi, nel loro mutante divenire nel corso dei secoli.
Arch. Roberto Di Paola
Direttore Regionale per i Beni Culturali e Paesaggistici per l’Abruzzo

estratto da ‘Le città italiane tra la tarda Antichità e l’alto Medioevo‘, a cura di A. Augenti

Sommario

Presentazione

I. Introduzione

II. Schede dei centri urbani analizzati
II.1 Interamna (Teramo)
II.2 Castrum Truentinum (Martinsicuro)
II.3 Pinna Vestinorum (Penne)
II.4 Ostia Aterni-Aternum (Pescara)
II.5 Hortona (Ortona)
II.6 Anxanum (Lanciano)
II.7 Histonium (Vasto)

III. Conclusioni
III.1 La tarda antichità
I primi segni di crisi
Gli effetti del terremoto del 346 d.C.
La crisi del tessuto urbanistico antico
Gli interventi di ristrutturazione tardoantica
La progressiva ‘cristianizzazione’ dello spazio urbano
III.2 Le fasi di VI-VII secolo
Il prevalere delle esigenze difensive e l’impianto dei castra bizantini
Le trasformazioni all’interno degli insediamenti
La diffusione delle sepolture in ambito urbano
III.3 La città altomedievale
La riorganizzazione del sistema delle diocesi
Rapporti fra le classi dirigenti locali e le élites ecclesiastiche e monastiche
La trama delle strutture ecclesiastiche e monastiche minori
Le strutture del potere religioso e civile
Il tessuto abitativo degli insediamenti
La continuità degli impianti urbani antichi
III.4 Epilogo

Bibliografia

Informazioni aggiuntive

Peso0.47 kg
Dimensioni29 × 21 × 0.9 cm
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