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Il priorato cluniacense dei Santi Pietro e Paolo a Castelletto Cervo. Scavi e ricerche 2006-2014

Il priorato cluniacense dei Santi Pietro e Paolo a Castelletto Cervo, copertina.

Il priorato cluniacense dei Santi Pietro e Paolo a Castelletto Cervo, copertina.Il priorato cluniacense dei Santi Pietro e Paolo a Castelletto Cervo. Scavi e ricerche 2006-2014

Eleonora Destefanis (a cura di), con una presentazione di Christian Sapin
Anno di stampa 2015, ISBN 9788878146778, e-ISBN 9788878146785

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Attestato per la prima volta nel 1092 e attivo sino al XVI secolo, quando l’ente religioso venne convertito in parrocchia (e a sede di vicaria, nel 1593), il priorato dei Santi Pietro e Paolo di Castelletto Cervo, in diocesi di Vercelli, rappresenta un’emergenza molto significativa nel monachesimo cluniacense italiano, affermatosi con particolare capillarità nell’attuale Lombardia e nel Piemonte orientale. Il monastero rivestì un ruolo non secondario nella presenza dell’Ordine in tale vasta area, anche dal punto di vista economico, essendo dotato di diverse dipendenze e di un patrimonio esteso a livello regionale. Il complesso attuale presenta un buon livello di leggibilità delle strutture medievali, in parte rilevante ancora conservate in elevato, non soltanto in relazione alla chiesa, ben individuabile nel suo impianto romanico, ma – aspetto decisamente più raro – anche in rapporto agli altri edifici che costituivano il nucleo religioso. Inoltre, allargando lo sguardo all’intero mondo cluniacense, esso è uno dei pochi centri in cui si preservi, seppure in parte con modifiche intervenute nel corso dei secoli, la seconda chiesa del monastero, dedicata alla Vergine, e punto focale nella liturgia – soprattutto funeraria e commemorativa – propria all’Ordine. Il sito è stato oggetto di approfondita indagine sin dal 2006, in una prospettiva di ricerca interdisciplinare che ha visto il concorso di specialisti con competenze diverse e in cui la ricerca archeologica, sia sul fronte dello scavo (campagne 2009-2012) che su quello dell’archeologia dell’architettura, si è integrata con quella archivistica e storico-artistica e si è ampiamente avvalsa di indagini archeometriche, anche nel quadro di progetti di ricerca internazionali in cui il monastero è stato oggetto di nuove frontiere di sperimentazione metodologica. Gli esiti delle ricerche presentati in questo volume si pongono nel vivo del dibattito storiografico che investe da un lato l’archeologia dei monasteri, con una specifica attenzione agli aspetti topografico-spaziali e funzionali, dall’altro gli studi sul mondo cluniacense, soprattutto alla luce delle scoperte derivanti dagli scavi attualmente in corso a Cluny, che impongono una revisione incisiva delle conoscenze consolidate sull’abbazia borgognona e sull’organizzazione dei suoi spazi (nonché sulla periodizzazione generale delle sue fasi costruttive). Proprio queste nuove acquisizioni inducono anche a riconsiderare sotto una diversa prospettiva l’organizzazione – al tempo stesso architettonica, spaziale e liturgica – delle dipendenze e in particolare dei priorati, che mantennero per secoli uno stretto legame con Cluny, come nel caso di Castelletto, nel tentativo di verificare criticamente l’effettivo grado di adesione al “modello” della casa-madre e le soluzioni di volta in volta individuate per rispondere a specifiche esigenze liturgiche che il monachesimo cluniacense sviluppò. Altri studi di questo tipo sono stati condotti o sono in corso in ambito europeo e, in questo quadro, Castelletto costituisce un laboratorio di primario interesse per il contesto non solo italiano.