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La secolare mansio di Forum Gallorum

Mansio di Forum gallorum, mostra 2019.

Comune di Castelfranco Emilia e Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per la città metropolitana di Bologna e le province di Modena, Reggio Emilia e Ferrara  in collaborazione con Istituto per i Beni Artistici Culturali e Naturali della Regione Emilia-Romagna, Università degli Studi di Bologna e Università degli Studi di Modena e Reggio Emilia

Mansio, dal verbo manere, fermarsi, rimanere. Era detta così la stazione di sosta situata lungo le strade romane, messa a disposizione di dignitari, ufficiali o chiunque viaggiasse per ragioni di stato. Una mostra illustra la mansio scoperta di recente lungo la via Emilia, a ovest dell’abitato di Castelfranco. Una struttura rimasta in vita per circa seicento anni, dall’inizio del II sec.a.C. al V sec.d.C., che ha restituito molti reperti di eccezionale valore storico

Una sosta lungo la via Emilia, tra selve e paludi.

La mansio di Forum Gallorum a Castelfranco Emilia

Mostra archeologica curata da Sara Campagnari, Francesca Foroni e Diana Neri

Museo Civico Archeologico “Anton Celeste Simonini”
Palazzo Piella, Corso Martiri 204
Castelfranco Emilia (MO)
dal 13 aprile al 10 giugno 2019

martedì e venerdì dalle 10 alle 12,30 – sabato dalle 16.30 alle 19 e domenica dalle 10 alle 12.30 – ingresso gratuito

per info, visite guidate e aperture a richiesta: Ufficio Museo 059 959367 – Associazione Forum Gallorum 347 1665570 – museocivico@comune.castelfranco-emila.mo.it

Altre info su http://www.archeobologna.beniculturali.it/mostre/castelfranco_mostra_2019.htm

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di Tutti i Colori

di Tutti i Colori, locandina.

di Tutti i Colori

AL PALAZZO PODESTARILE E AL MUSEO DELLA CERAMICA
DAL 16 MARZO AL 28 LUGLIO 2019NOVE SECOLI DI CERAMICA

L’esposizione, dal titolo Di Tutti i Colori, presenta oltre 120 opere ceramiche prodotte a Montelupo, dal 1200 a oggi.

La rassegna, arricchita di interventi multimediali e materiali d’archivio, offre inoltre un’esplorazione sulle manifatture tra l’800 e il ‘900 che hanno scritto la storia del design ceramico.

Montelupo Fiorentino (FI) celebra la ceramica e i suoi inconfondibili colori, eccellenza del territorio fiorentino conosciuta in tutto il mondo, con una mostra in programma dal 16 marzo al 28 luglio 2019 al Palazzo Podestarile e al Museo della Ceramica.

La fama della ceramica montelupina conobbe il suo apice in epoca medicea, fra l’Umanesimo e il Rinascimento, quando i manufatti creati dai maestri della cosiddetta “Fabbrica di Firenze” divennero un vero status symbol per le famiglie nobili toscane. In occasione dei matrimoni fra i giovani delle più importanti casate, infatti, venivano ordinati interi servizi costituiti da centinaia di pezzi dipinti con gli stemmi araldici dei committenti.

L’esposizione, dal titolo Di tutti i colori, promossa dalla Fondazione Museo Montelupo, curata da Alessandro Mandolesi, direttore scientifico del Sistema Museale di Montelupo Fiorentino, e Marina Vignozzi Paszkowski, curatrice del Museo Artistico Industriale Bitossi, presenta oltre 120 opere ceramiche, in grado di delineare una inedita e articolata rassegna dedicata ai colori e alle narrazioni ispirate alle ceramiche della “Fabbrica di Firenze”, dalle sue origini (XIII secolo) fino a oggi.

L’esposizione, arricchita da interventi multimediali, propone anche un’indagine sulle manifatture sviluppatesi tra l’800 e il ‘900 e su quelle più significative che hanno segnato la storia del design ceramico, legate a importanti famiglie quali Fanciullacci, Bitossi, Mancioli e altre.

La caratteristica che ha decretato nei secoli il successo della ceramica di Montelupo presso le grandi famiglie fiorentine e le maggiori istituzioni cittadine, ruota attorno alla cifra del colore, ovvero alla sapiente ricerca cromatica che ha reso unica questa esperienza manifatturiera.

A differenza di altri capoluoghi ceramici italiani, dove si sperimentano diverse versioni iconografiche, la “Fabbrica di Firenze” si cimenta in originali composizioni e soluzioni tecnologiche, sostenute dalle conquiste della grande arte fiorentina, basate su una continua e raffinata ricerca figurativa vivacizzata da un scelta cromatica senza confronti.

“Il colore – afferma Alessandro Mandolesi – diventa nella mostra un’importante chiave di lettura della ceramica montelupina, rappresentata da una selezione di opere esposte al Palazzo Podestarile – costruita con prestiti da importanti collezioni pubbliche e private – concepita come un’anticipazione del percorso di approfondimento allestito nel vicino Museo della Ceramica. Anche qui è stato approntato un percorso tematico che propone una serie di “racconti di ceramica” legati ai soggetti dipinti sulle superfici smaltate, trasformati in elementi “parlanti” per rivelare fatti, curiosità e significati sociali dell’epoca. L’osmosi fra oggetti di “colore” e oggetti di “narrazione” offre una panoramica più intuitiva e coinvolgente sulle produzioni del passato, giocata sia sul registro comunicativo che emotivo, grazie anche ad alcuni interventi tecnologici”.

Il percorso espositivo si apre con la sezione che ricostruisce la lunga vicenda della ceramica di Montelupo attraverso il diverso utilizzo dei colori nelle varie epoche.

Si va dal verde-bruno tardo-medievale(dagli ossidi ramina-manganese) all’azzurro-blu dell’Umanesimo (ossido di cobalto), dal giallo-oro del tardo Quattrocento all’impareggiabile e misterioso “rosso di Montelupo” del Rinascimento maturo.

Una summa di tonalità che si consolida in una tradizione cromatica unica e che trova, nel Seicento, una divertente e originale manifestazione negli “arlecchini”, ossia dei piatti fatti di vivaci colori sui quali venivano dipinti personaggi del tempo rivisitati con tono caricaturale, espressione ironica della cultura popolare dell’epoca.

Viene inoltre analizzata la ricca presenza di racconti, di simboli e di curiosità che le raffigurazioni ceramiche hanno tramandato. Tra questi, ad esempio, il bel boccale dal Museo del Bargello di Firenze con lo stemma delle famiglie Medici e Salviati, il cui emblema è compreso all’interno di un grande anello diamantato, probabilmente a celebrare il matrimonio fra il condottiero Giovanni delle Bande Nere e Maria Salviati, nipote del papa mediceo Leone X, avvenuto nel 1516, dalla cui unione – oltre a garantire la continuità della stirpe medicea – nascerà Cosimo I, futuro Granduca di Toscana.

La seconda sezione si focalizza sulla rappresentazione dello stile e del gusto fiorentino nella ceramica dell’Otto e Novecento.

Il racconto s’inserisce nella storia della società toscana moderna, con oggetti affiancati da immagini, proiezioni multimediali e suoni, capaci di esaltare i temi salienti del percorso produttivo, a metà tra tradizione e innovazione, oltre al significativo contributo artistico e commerciale, fatto in primo luogo di idee e di manufatti, che la produzione ceramica di Montelupo ha offerto sino ai giorni nostri.

Fra i temi affrontati spiccano la rinascita della ceramica attraverso l’attività di Raffaello Fanciullacci e il recupero della tradizione storica; le nuove tendenze declinate nelle principali manifatture novecentesche (Bitossi, Corradini, Corti, Gianni ecc.) e la produzione di maiolica artistica (raffaellesca, robbiani, istoriato) rappresentata anche da bozzetti e disegni; la ricostruzione e gli sviluppi commerciali attraverso produzioni di ceramica artistica e design; i filoni stilistici della ceramica in stile moderno degli anni cinquanta e le ceramiche di serie degli anni ‘60-’70; le immagini di colore e le linee di straordinaria creatività che hanno caratterizzato gli anni ’80, quelli del design “pop”, del post-modernismo in cui si andava cercando un mercato d’élite.

Orari: dal martedì alla domenica, ore 10.00-19.00; lunedì chiuso – Ingresso: intero 5 euro; ridotti da 1 a 4 euro. Nel costo del biglietto è compresa la visita al Museo della Ceramica – Informazioni: tel. 0571.51352; info@museomontelupo.it; www.museomontelupo.it

Canali social:

  • Fb: MuseoMontelupo
  • Instagram: montelupo_ceramic

Catalogo: All’Insegna del Giglio

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Pisa, città della ceramica

Invito, esterno.

Oltre 500 pezzi esposti, percorsi guidati in città e nel territorio a cura della Società Storica Pisana e mappe online per creare itinerari tra insoliti edifici, archeologia industriale e ceramisti ancora in attività

Si apre a Pisa la più grande mostra sulla ceramica.

Mille anni di arte e artigianato, tra commerci e trasformazioni culturali

Dal 5 maggio al 5 novembre il Centro espositivo San Michele degli Scalzi ospita il cuore di un progetto che attraversa 10 secoli di storia e sviluppo economico e sociale, a partire da quella che fu un’avanguardia nella tecnica destinata a cambiare le abitudini quotidiane  dell’Occidente: la città della Torre pendente

Pisa, 20 aprile 2018 – Dieci secoli di storia, tra artigianato, commerci internazionali e trasformazioni culturali: si apre sabato 5 maggio la più grande mostra sulla ceramica mai realizzata in Italia, “Pisa città della ceramica. Mille anni di economia e d’arte, dalle importazioni mediterranee alle creazioni contemporanee”. Il progetto, realizzato dalla Società Storica Pisana, si sviluppa lungo sei mesi, fino al 5 novembre, in quattro sedi espositive principali (San Michele degli Scalzi, Palazzo Blu, Camera di Commercio di Pisa, Museo Nazionale di San Matteo), con oltre 500 pezzi in mostra, un cartellone di eventi dedicati a tutte le fasce di età, percorsi guidati in città e nel territorio pisano alla scoperta di inediti palazzi, chiese decorate da bacini ceramici, esempi di archeologia industriale e ceramisti ancora in attività, ma anche un sito web fruibile da smartphone, con mappe personalizzabili per costruire in autonomia il proprio itinerario di visita. La mostra, infatti, invita a rileggere un intero territorio, che fu un’avanguardia nella tecnica destinata a cambiare le abitudini dell’Occidente, cominciando dalla tavola, per diventare un settore trainante per l’economia: la produzione della ceramica.

Tornitura.

Il cuore della mostra sarà il Centro Espositivo San Michele degli Scalzi (viale delle Piagge), adiacente ai resti dell’ultimo baluardo della produzione in città, la fabbrica della Richard Ginori. L’allestimento si snoderà nei locali disposti intorno all’antico chiostro, con vista sul campanile decorato dai bacini ceramici, ripercorrendo la storia di una produzione manifatturiera e artistica che ha caratterizzato Pisa e il suo territorio a livello nazionale e internazionale dal primo medioevo sino al XX secolo. Tra postazioni tattili, video e gigantografie d’impatto, sarà possibile approfondire le tecniche utilizzate prima dell’anno Mille, l’espansione del settore lungo il fiume Arno prima e sulle rotte del Mediterraneo poi, fino all’età industriale.

L’arte pisana della ceramica, nata già in età antica, affonda infatti le radici del suo sviluppo nelle importazioni via mare da aree islamiche e bizantine. In principio furono le “Maioliche”, manufatti realizzati prevalentemente per uso alimentare, con coperture vetrificate colorate, chiamate così per la provenienza dall’Isola di Maiorca. Acquisite le tecniche, all’inizio del Duecento i ceramisti pisani, primi in Toscana e tra i primi in Italia, avviano un’eccellente produzione di ceramica decorata. Ben presto gli “allievi” pisani superano i “maestri” spagnoli cominciando ad esportare in tutto il bacino del Mediterraneo. Rinnovatasi nel corso dei secoli, la produzione ceramica pisana si espande fino all’Ottocento, conquistando l’Europa e le Americhe.

Di epoca più recente la nascita di piccole fabbriche, in grado di rispondere al fabbisogno locale, ma anche di proseguire nelle esportazioni di manufatti di valore artistico: un panorama in cui s’impone tra primo e secondo dopoguerra il grande sviluppo industriale della Richard-Ginori.

Al nucleo principale di San Michele degli Scalzi faranno eco il Museo Nazionale di San Matteo (piazza San Matteo in Soarta, 1), con la sala espositiva dei “bacini ceramici” riallestita per l’occasione, e Palazzo Blu (lungarno Gambacorti, 9) con un percorso dedicato alle più antiche ceramiche medievali provenienti da scavi recenti praticati in zona. Il Novecento sarà invece protagonista nella sede della Camera di Commercio di Pisa (piazza Vittorio Emanuele II, 5), che ospiterà una sezione espositiva dedicata alle produzioni tardo ottocentesche e novecentesche, compresi una serie di oggetti di uso quotidiano, come pipe, lampade e strumenti di vario genere, oltre ad una serie di incontri con i ceramisti contemporanei attivi in area pisana e mediterranea. Altri incontri di approfondimento, tenuti da esperti italiani e stranieri, coinvolgeranno le diverse sedi museali e la Biblioteca comunale.

Per tutta la durata della mostra sarà inoltre possibile fruire di una serie di “percorsi della ceramica” in città e negli immediati dintorni, alla scoperta di chiese decorate da bacini ceramici, case-torri in cui è impiegato il cotto decorato, edifici del primo Novecento impreziositi da elementi ceramici e centri produttivi del territorio limitrofo.

La tradizione ceramista pisana infatti in età moderna si espande anche al territorio, conoscendo particolare fortuna tra ‘600 e ‘800 con l’apertura di numerose botteghe in alcuni dei centri del basso Valdarno. La capillarità delle produzioni ceramiche locali permette di creare un percorso ideale lungo le sponde dell’Arno (“Un fiume di ceramiche”), che a partire da Vicopisano (con le produzioni di San Giovanni alla Vena), si snoda attraverso le realtà artigianali che caratterizzano le tradizioni di Calcinaia, Pontedera, Montopoli in Valdarno, S. Maria a Monte, Castelfranco di Sotto, per arrivare fino a S. Miniato e Fucecchio, tutti luoghi che ospiteranno allestimenti ed eventi paralleli alla mostra principale.

L’evento è realizzato insieme con la Soprintendenza ABAP di Livorno e di Pisa e il Polo Museale Fiorentino, con il sostegno della Fondazione Pisa, del Comune di Pisa e della Camera di Commercio di Pisa. Ha ricevuto il sostegno e la collaborazione di Acque S.p.A., di club di servizio (Rotary, Lions, Soroptimist e Innerwheel di Pisa e del territorio) e di altre associazioni culturali cittadine (Archeoclub di Pisa, Amici dei Musei e dei Monumenti Pisani), oltre che di alcune ditte del settore produttivo e dalle sedi locali dei soci Coop.
Hanno aderito e partecipano all’iniziativa diffusa sul territorio i Comuni di Vicopisano, Calcinaia, Santa Maria a Monte, Castelfranco di Sotto, Montopoli in Val d’Arno, San Miniato e Fucecchio insieme ai loro musei e aree archeologiche, oltre alla Diocesi di San Miniato per mezzo del suo museo.
La mostra è patrocinata dal MiBACT, dalla Regione Toscana e dall’Università di Pisa.

Pisa, ceramica.

Info e programma completo: www.pisacittaceramica.it
Mail: info@pisacittaceramica.it; jenny.delchiocca@cfs.unipi.it
Prenotazioni: pisacittaceramica@gmail.com
Per info solo su orari di apertur:
SMS: http://www.comune.pisa.it/en/ufficio-scheda/2574/SMS-Centro-Espositivo-San-Michele-degli-Scalzi.html
Camera di Commercio (Società Storica Pisana): tel. 050/2215469, lunedì 15:30-18:30; martedì 10:00-13:00
Museo Nazionale di San Matteo: http://www.polomusealetoscana.beniculturali.it/index.php?it/204/pisa-museo-nazionale-di-san-matteo
Palazzo Blu – esposizioni permanenti: https://palazzoblu.it/le-collezioni-2/

Per i Comuni e i Musei del Basso Valdarno coinvolti si vedano le info sui seguenti siti internet:
http://www.comune.calcinaia.pi.it/cultura/museo-della-ceramica/2920
http://www.valdarnomusei.it/categorie.php?modulo_attuale=corsi
http://www.comune.montopoli.pi.it/museo-civico
http://www.comune.santamariaamonte.pi.it/page.php?id=862
http://www.beniculturali.it/mibac/opencms/MiBAC/sito-MiBAC/Luogo/MibacUnif/Luoghi-della-Cultura/visualizza_asset.html?id=155922&pagename=57
http://www.sanminiato.chiesacattolica.it/toscana/san_miniato/00020065_Museo_Diocesano.html
http://www.comune.fucecchio.fi.it/site/museo.asp

Biglietti: accesso gratuito al centro SMS e alla sede espositiva presso la Camera di Commercio, e biglietto ridotto al Museo Nazionale di San Matteo e a Palazzo Blu – esposizione permanente
orario delle diverse sedi espositive e giorni di chiusura:
giorno di chiusura per tutte le sedi: lunedì
SMS: da maggio a luglio e da settembre a novembre – martedì e giovedì dalle ore 9:00 alle ore 13:00 e dalle ore 15:00 alle 17:00; il mercoledì e il venerdì dalle ore 9:00 alle ore 13:00; il sabato e la domenica dalle ore 10:00 alle ore 13:00 e dalle ore 15:00 alle ore 18:00 (ultimo ingresso 30 minuti prima della chiusura). Nel mese di agosto aperto sabato e domenica dalle 18:00 alle 22:00.
Camera di Commercio: aperta a partire dal 1 giugno 2018; da martedì a sabato, con orari in via di definizione.
Museo Nazionale di San Matteo: feriali: 8:30 – 19:30; festivi: 8:30 – 13:30 (ultimo ingresso 30 minuti prima della chiusura) Chiusura: ogni lunedì. Per informazioni specifiche Tel. 050 541865, pm-os.museosanmatteo@beniculturali.it
Palazzo Blu: Le collezioni della Fondazione Pisa sono fruibili dal martedì al venerdì dalle ore 10:00 alle ore 19:00 e il sabato e la domenica dalle ore 10:00 alle ore 20:00 (ultimo ingresso un’ora prima della chiusura). Chiuso nel mese di agosto. Per informazioni specifiche tel. +39 050 220.46.50; info@palazzoblu.it

 

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Medioevo svelato. Storie dell’Emilia-Romagna attraverso l’archeologia

Nel 2018 2200 anni lungo la Via Emilia, il programma culturale organizzato in occasione della ricorrenza dei 2200 anni dalla fondazione romana di Modena, Parma e Reggio Emilia, aggiunge alle celebrazioni una mostra di archeologia a Bologna sul medioevo emiliano-romagnolo. Il capoluogo regionale, infatti – dal 17 febbraio al 17 giugno 2018 – ospita al Lapidario del Museo Civico Medievale l’esposizione Medioevo svelato. Storie dell’Emilia-Romagna attraverso l’archeologia a cura di Sauro Gelichi (Professore Ordinario di Archeologia Medievale, Dipartimento Studi Umanistici, Università Ca’ Foscari Venezia) e di Luigi Malnati (Soprintendente Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per la città metropolitana di Bologna e le Province di Modena, Reggio Emilia e Ferrara).

La mostra, promossa da Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per la città metropolitana di Bologna e le Province di Modena, Reggio Emilia e Ferrara in collaborazione con Istituzione Bologna Musei | Musei Civici d’Arte Antica, intende offrire una panoramica del territorio regionale attraverso quasi un millennio di storia, dalla Tardantichità (IV-V secolo) al Medioevo (inizi del Trecento). L’Emilia-Romagna, infatti, fornisce una prospettiva di ricerca privilegiata per la comprensione di fenomeni complessi che investono non solo gli aspetti politici, sociali ed economici, ma la stessa identità culturale del mondo classico nella delicata fase di passaggio al Medioevo.

Il percorso espositivo si articola in sei sezioni tematiche. La I sezione è incentrata sul tema della Trasformazione delle città, ossia sull’evoluzione dei centri di antica fondazione in rapporto ai cambiamenti socio-economici e all’organizzazione delle nuove sedi del potere (laico ed ecclesiastico).

La II sezione, imperniata sulla Fine delle ville, prende in esame l’insediamento rurale di tipo sparso, già tipico delle fattorie di età romana.

I grandi mutamenti e, in particolare, l’ideologia funeraria di VI-VII secolo, caratterizzano la III sezione dedicata a Nuove genti, nuove culture, nuovi paesaggi: in tale periodo l’Emilia-Romagna consente di rilevare la sostanziale continuità tra età romana e gota – Parma, Imola (ricco corredo da Villa Clelia), Bentivoglio (Bologna) – e la forte differenziazione tra territori soggetti ai Longobardi (Emilia) e ai Bizantini (Romagna, qui rappresentata da Faenza e da Rimini).

Allo sfarzo di alcuni manufatti afferenti alle sepolture fanno riscontro i pochi materiali recuperati nei contesti urbani regionali – Fidenza (Parma), Rimini e Ravenna – della IV sezione dedicata a Città ed empori nell’alto Medioevo. All’opposto, spicca per vitalità e capacità economiche il più grande emporio del nord Italia nel secolo VIII, Comacchio (Ferrara), strategico centro lagunare aperto, in cui l’acqua gioca il ruolo fondamentale di via di comunicazione, trasporto e smistamento di merci e di beni mediterranei destinati alle terre del Regno longobardo.

Con la V sezione Villaggi, castelli, chiese e monasteri: la riorganizzazione del tessuto insediativo vengono evidenziate le nuove forme d’insediamento (VIII-XIII secolo), quali i castelli, i villaggi di pianura, talvolta fortificati, i borghi franchi, le chiese rurali, perfettamente integrate nella rete itineraria e il ruolo dei monasteri, incaricati del perpetuarsi della memoria dei defunti e della trasmissione della cultura.

Il racconto termina ciclicamente – grazie alla VI sezione incentrata su Dopo il Mille: la rinascita delle città, con il ritorno al tema dell’evoluzione dei centri urbani, studiati nella nuova fase di età comunale: Parma e Ferrara (di cui sono esposti oggetti di straordinario valore, perché conservati nonostante la deperibilità del materiale, il legno), Rimini e Ravenna, caratterizzate da rinnovato dinamismo e Bologna, rappresentata dalla più antica croce viaria lapidea (anno 1143), recuperata nel 2013 sotto il portico della chiesa di Santa Maria Maggiore (via Galliera).

Le storie dell’Emilia-Romagna si concludono a Bologna con altri eccezionali rinvenimenti dall’ex Sala Borsa e dalla chiesa di San Giacomo Maggiore, edificio alla sommità del quale sono stati recuperati – dalla collocazione originaria – i bacini (piatti) in maiolica databili agli inizi del XIV secolo. In quest’ultimo caso, oltre alla testimonianza di una vocazione decorativa specificamente programmata e realizzata a Bologna, emerge la figura emblematica del ritratto, in uno di questi contenitori, di frate Simone, identificabile molto probabilmente con l’omonimo sindaco del convento di San Giacomo.

Medioevo svelato, che allarga il raggio di azione del progetto complessivo a tutta l’Emilia-Romagna offre una particolare promozione per il pubblico legata alla Card Musei Metropolitani Bologna: grazie a una convenzione tra i Comuni di Bologna, Modena, Parma e Reggio Emilia, i possessori della Card avranno diritto all’ingresso con biglietto ridotto alle mostre Mutina splendidissima (Modena, Foro Boario, 26 novembre 2017 – 8 aprile 2018) e On the road. Via Emilia 187 a.C. – 2017 (Reggio Emilia, Palazzo dei Musei, 24 novembre 2017 – 1 luglio 2018). Reciprocamente, i possessori di biglietto delle due esposizioni di Modena e Reggio Emilia avranno diritto alla riduzione sul titolo d’ingresso per la mostra al Museo Civico Medievale di Bologna.

Nel caso di Parma, l’accordo prevede un impegno congiunto per la comunicazione del nuovo Spazio “Aemilia 187 a.C.”, che sarà inaugurato a dicembre 2017 nel sottopasso Ponte Romano e resterà accessibile gratuitamente. A tutti coloro che presenteranno un biglietto di ingresso per il Museo Archeologico Nazionale di Parma sarà inoltre riconosciuta la tariffa ridotta per visitare la mostra Medioevo svelato.

La partnership attivata al di fuori dall’area metropolitana di Bologna permette di rendere effettiva, anche grazie alla comunicazione e informazione congiunta di tutte le iniziative del progetto 2200 anni lungo la Via Emilia, l’idea di rete culturale e di museo diffuso sul territorio che è alla base della Card Musei Metropolitani, abbonamento annuale che consente l’accesso illimitato alle collezioni permanenti e offre riduzioni per le mostre temporanee dei musei aderenti al circuito.

Inaugurazione venerdì 16 febbraio 2018, ore 18.00

Dal 17 Febbraio al 17 Giugno 2018

Informazioni
Museo Civico Medievale
tel. 051 2193930 – 2193916

Ingresso biglietto museo

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3000 anni sopra le nuvole

3000 anni sopra le nuvole.

Sabato 17 giugno 2017, ore 16.30
Pontassieve, Sala del Consiglio Comunale
Inaugurazione della mostra

L’insediamento etrusco di MONTE GIOVI
3000 anni sopra le nuvole

Mostra temporanea
17 giugno – 5 novembre 2017
Centro Studi Museo geo

INTERVENGONO:

  • Monica Marini – SINDACO DEL COMUNE DI PONTASSIEVE
  • Carlo Boni – ASSESSORE ALLA CULTURA DEL COMUNE DI PONTASSIEVE
  • Susanna Sarti – SOPRINTENDENZA ARCHEOLOGIA BELLE ARTI E PAESAGGIO PER FIRENZE, PRATO, PISTOIA
  • Luigi Donati – SEGRETARIO DELL’ISTITUTO DI STUDI ETRUSCHI ED ITALICI, UNIVERSITÀ DEGLI STUDI DI FIRENZE
  • Luca Cappuccini – DOCENTE DI ETRUSCOLOGIA, UNIVERSITÀ DEGLI STUDI DI FIRENZE

Nell’occasione verrà presentato anche il volume a cura di Luca Cappuccini

Monte Giovi. “Fulmini e saette”: da luogo di culto a fortezza d’altura nel territorio di Fiesole etrusca

A seguire presso il Centro Studi Museo Geo, Piazza Vittorio Emanuele II, 9, Pontassieve (Firenze) taglio del nastro e visita alla mostra dei reperti archeologici provenienti da Monte Giovi

La mostra sarà visitabile nel periodo 17 giugno – 5 novembre 2017

Orario: mercoledì 9.30-12.30 sabato e domenica 16.00-19.00

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Riccardo Francovich. Conoscere il passato, costruire la conoscenza

Riccardo Francovich Conoscere il passato costruire la conoscenza. Montalcino.

Venerdì 26 maggio 2017 ore 18.00 | OCRA Officina Creativa dell’Abitare – Montalcino (SI)

Venerdì 26 maggio 2017 alle ore 18.00, OCRA Officina Creativa dell’Abitare, con il patrocinio del Comune di Montalcino, presenta la mostra “Riccardo Francovich. Conoscere il passato, costruire la conoscenza”, promossa dal Dipartimento di Scienze Storiche e Beni Culturali dell’Università di Siena, con il supporto di ERC European Research Council – nEU-MED.

A dieci anni dalla prematura scomparsa, una mostra itinerante ricorda Riccardo Francovich, uno dei più influenti archeologi del dopoguerra, riconosciuto come il fondatore dell’Archeologia Medievale italiana moderna.

Riccardo Francovich (Firenze 1946 – Fiesole 2007) si laureò presso la facoltà di Lettere e filosofia dell’Università di Firenze nel 1971, discutendo una tesi in Storia medievale.Nel 1975 intraprese la carriera accademica insegnando Archeologia medievale presso l’Università di Siena; dal 1986 al 1989 diresse il Dipartimento di archeologia e storia delle arti della medesima Università. Dal 1974 era direttore responsabile della rivista Archeologia Medievale, di cui era stato uno dei fondatori. Vice presidente della Società internazionale per la Storia della ceramica medievale del bacino mediterraneo dal 1991 al 1995, coordinatore della rivista Archeologia e calcolatori, Francovich era il presidente della Società degli Archeologi Medievisti Italiani, (SAMI). Autore di una bibliografia che comprende oltre 150 titoli, Riccardo Francovich ha condotto importanti scavi in Toscana e in altre regioni italiane. Dal ministro per i Beni Culturali era stato nominato presidente del Comitato Tecnico-Scientifico per i Beni Archeologici, uno dei sette comitati del Consiglio Superiore dei Beni Culturali e Paesaggistici del ministero.

Per Riccardo Francovich il senso dell’archeologia non è soltanto la ricostruzione di storie dal passato, ma consiste soprattutto nell’intervenire nella tutela dei beni culturali e nella pianificazione urbana e paesaggistica: negli ultimi anni realizza il Parco Archeologico e Tecnologico di Poggibonsi e mette a punto un importante documento come il masterplan del Parco Nazionale Tecnologico e Archeologico delle Colline Metallifere, pubblicato postumo e destinato a guidare i futuri interventi di tutela e valorizzazione nell’ampio territorio minerario che è stato teatro delle ricerche da lui dirette.

Alla presentazione della mostra interverranno Stefano Campana docente di Topografia Antica Università di Siena, Cristina Felici archeologa, Emanuele Vaccaro archeologo.

La degustazione sarà offerta dalla Cantina Prato al Pozzo. A Cinigiano, nell’area di Montecucco, alle pendici del Monte Amiata, a 15 km da Montalcino e a una trentina dal mare, dove la Maremma unisce il mare alla montagna, in appena 1 ettaro e mezzo di vigneto l’azienda punta tutto sulla sperimentazione e sul ritorno alle origini, alla natura e alla famiglia. Il Piede Rosso è la vera anima del concept produttivo di Prato al Pozzo: un vino che è ogni anno una vera e propria sfida, a partire dall’impiego delle uve; è un cabernet-sauvignon che per sua natura racchiude in sé un carattere molto aggressivo, un gusto deciso e importante. L’eccellenza qualitativa di Prato al Pozzo è una poesia di luoghi, sapori, temerarietà e una grande voglia di esplorare ambiti diversi, come l’arte e il design.

Info mostra

Riccardo Francovich
Conoscere il passato, costruire la conoscenza

Venerdì 26 maggio 2017 ore 18.00
OCRA – Officina Creativa dell’Abitare
Via Boldrini 4 – Montalcino (SI)

Fino al 16 giugno 2017
Orari: ore 10.00 – 19.00
Ingresso libero

OCRAOfficina CReativa dell’Abitare
+39 0577 847065
ocra@scuolapermanenteabitare.org
www.scuolapermanenteabitare.org

Ufficio Stampa
Roberta Melasecca
ufficiostampa@archos.it
+39 349 4945612

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Riccardo Francovich. Conoscere il passato, costruire la conoscenza

Riccardo Francovich, 2017.

Riccardo Francovich.
Conoscere il passato, costruire la conoscenza

20 marzo – 26 maggio 2017
Palazzo di Fieravecchia – Chiostro del palazzo di S. Galgano
Siena

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Giovedì 30 marzo, ore 15,30
Chiostro del palazzo di S. Galgano – Siena, via Roma 47

  • Francesco Frati, Magnifico Rettore dell’Università degli Studi di Siena – Saluti
  • Gabriella Piccinni, Direttrice del Dipartimento di Scienze Storiche e Beni Culturali – Riccardo Francovich e Siena
  • Giovanna Bianchi, Marco Valenti, Università degli Studi di Siena – Riccardo Francovich e la sua eredità. Le ragioni di una mostra
  • Sauro Gelichi, Università Ca’ Foscari di Venezia, Richard Hodges, American University at Rome – Una vita appassionata, Riccardo amico e collega
  • Massimo De Francovich legge Riccardo Francovich
  • Inaugurazione della Mostra
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Altre iniziative collegate alla mostra

  • lunedì 3 aprile – Tavola rotonda “Riccardo Francovich a Grosseto: quarant’anni di ricerche”, a cura di Carlo Citter e Roberto Farinelli – Grosseto, via Zanardelli 2, ore 15
  • giovedì 6 aprile – “Beni culturali: oltre lo studio. Cosa si muove – come ci si muove nel campo del lavoro dei beni culturali”, a cura di Michele Pellegrini – Siena, Santa ChiaraLab, Aula Meeting, ore 17,30
  • venerdì 7 aprile – “Ricostruzione storica per il racconto della quotidianità: dalle fonti alla narrazione. Il Reenactment”, a cura di Marco Valenti  – Siena, Santa ChiaraLab, Auditorium, ore 9,30-14
  • sabato 8 aprile – E se… I periodi ipotetici”, a cura di Dario Ceccherini e Marco Valenti – Poggibonsi, Fortezza di Poggibonsi, Cassero, Sala Francovich, ore 15-19
  • martedì 11 aprile – Gisella Cantino Wataghin e Paolo Delogu presentano il libro “Un monastero sul mare. Ricerche archeologiche a S. Quirico di Populonia”, a cura di Giovanna Bianchi e Sauro Gelichi – Siena, Santa ChiaraLab, Auditorium, ore 17
  • mercoledì 12 aprile – I workshop “Il progetto europeo nEU-Med e le nuove ricerche dieci anni dopo la scomparsa di Riccardo Francovich”, a cura di Giovanna Bianchi e Richard Hodges – Siena, Santa ChiaraLab, Auditorium, ore 9-19 – programma scaricabile dal sito www.neu-med.unisi.it
  • mercoledì 10 maggio – “Ricostruzione storica per il racconto della quotidianità: dalle fonti alla narrazione. Contesti archeologici e loro rappresentazione”, a cura di Stefano Ricci Cortili e Marco Valenti – Siena, Santa ChiaraLab, Auditorium, ore 9,30-14
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San Pietro in Casale (BO): presentazione del libro e inaugurazione della mostra

Manifesto, Villa Vicus Via.

1 ottobre 2016, ore 16,30
presso il Comune
presentazione del volume

Villa Vicus Via. Archeologia e storia a San Pietro in Casale

a cura di Tiziano Trocchi e Raffaella Raimondi

Visualizza scheda e anteprima del volume

Inaugurazione della mostra ore 18,30
Museo Casa Frabboni, San Pietro in Casale (BO)

Il manifesto in formato pdf
Il volantino in formato pdf