Descrizione
Questo volume, il quindicesimo dei Supplementi dell’Annuario della Scuola Archeologica Italiana di Atene, è il corpus delle ceramiche corinzie rinvenute nella necropoli arcaica di Camarina, sulla costa della Sicilia sudorientale. L’Autore è Cornelis Willem Neeft, uno dei principali specialisti di questa classe ceramica, cui ha dedicato significativi contributi: classificazione tipologica e stilistica, cronologia, iconografia, pittori, diffusione commerciale e utilizzo nei diversi contesti.
Il cimitero di Camarina, a est dell’abitato, fu scoperto da Paolo Orsi in località Dieci Salme, dove nel 1910 scavò alcune tombe assieme al barone Biagio Pace, studente a Palermo con Antonio Salinas, poi primo allievo siciliano della Scuola Archeologica Italiana di Atene nel 1913. Poco dopo le ricerche furono tralasciate per indagare i sepolcri classici ed ellenistici di Passo Marinaro lungo la costa. Nel decennio 1969-1979 Paola Pelagatti riprese i primi scavi di Orsi e portò alla luce 1791 tombe in contrada Rifriscolaro, il nome moderno del torrente Oanis che attraversa le campagne di Ragusa, nominato da Pindaro nella V Olimpica per la vittoria di Psaumis di Camarina nella corsa delle quadrighe trainate da mule.
Rifriscolaro era il più antico cimitero della colonia fondata da Siracusa nel 599/598 a.C., stando al racconto di un autore non identificato con certezza: Pseudo-Scimno, che tra il II e il I secolo a.C. aveva composto un’opera geografica in trimetri giambici per il re di Bitinia. Mezzo secolo dopo la fondazione (552/551 a.C.) Camarina cercò di rendersi indipendente dalla madrepatria e il tentativo fu represso. I sepolcri, prevalentemente a inumazione, sono un indicatore della demografia attraverso il tempo ma non tutti si possono datare in assenza di corredi, come quelli più antichi. Le tombe più antiche appartengono a Camarinensi che vissero una generazione dopo la fondazione della colonia, seppelliti con ceramiche fabbricate nelle offcine di Corinto e classificate come “Medio e Tardo Corinzio I” (circa 575-550 a.C.). I vasi prodotti nel “Tardo Corinzio II” (circa 550-500 a.C.) testimoniano che la sconfitta non comportò la distruzione della città e la scomparsa degli abitanti, che a giudicare del numero dei morti furono numerosi fino alla fine del VI secolo a.C.
A Camarina i vasi corinzi erano un accessorio funebre deposto nella tomba dai congiunti ma erano anche usati frammenti scartati nelle abitazioni cittadine e rinvenuti nei riempimenti delle fosse o nel terreno circostante. Sono meno numerosi rispetto ad altre colonie greche, in ragione delle pratiche funerarie locali o per le limitate risorse degli acquirenti o anche per un commercio non gestito direttamente con Corinto, ma attraverso intermediari siracusani. Per le forme dei manufatti rappresentati viene analizzata
la distribuzione nella topografia funeraria, la cronologia e i settori con pratiche funerarie specifiche. Sono stati identificati alcuni pittori i cui vasi giungevano in piccoli lotti, altri artigiani ben attestati nei mercati della Sicilia non sono invece presenti. La ceramica corinzia è un terminus post quem per la datazione delle tombe. Nel volume sono discusse e aggiornate le tradizionali datazioni di Humphry Payne, Necrocorinthia (1931), per periodi, tecniche, forme e decorazioni, considerando i dati successivi, la durata dei repertori vascolari, le trasformazioni e la nascita di nuove caratteristiche. Quest’opera di Neeft, sistematica e completa, è l’esito di un lavoro collettivo diretto da Paola Pelagatti con la collaborazione di diverse istituzioni: l’Ècole Française de Rome, la Soprintendenza di Siracusa e poi di Ragusa, l’Università di Milano, di Amsterdam e di Torino, e di un gruppo di studiosi che hanno in parte anticipato alcuni risultati: in primis Paola Pelagatti; Françoise Fouilland agli inizi degli anni ’80 aveva completato l’inventario dei duemila reperti e iniziato lo studio di tutte le ceramiche non prodotte a Corinto; a Stéphan Verger sono stati affdati i metalli; Lean-Christophe Sourisseau ha preso in carico le anfore da trasporto che rappresentano un terzo di tutta la ceramica; Maria Teresa Piraino e poi Federica Cordano le iscrizioni; lo studio dei reperti osteologici è stato avviato da Doro Garetto e Melchiorre Masali, poi proseguito da Sylvia Di Marco. Gli scavi della necropoli orientale di Camarina sono poi proseguiti con la direzione di Giovanni Di Stefano. La Scuola Archeologica Italiana di Atene è grata a Paola Pelagatti e a Cornelis Neeft, insieme a Maria Rosaria Luberto, Marcella Pisani e Simona Pisani che hanno curato l’edizione e a Monica Livadiotti per l’impaginazione e la grafica.
Emanuele Papi


















In collaborazione con la SAMI, Società degli Archeologi Medievisti Italiani