Descrizione
A Genova, l’urbanistica è storicamente una materia di difficile gestione, complicata com’è da una conformazione territoriale che concede ben poco agli spazi. In Antico Regime, la questione era aggravata dall’assenza di tecnologie e strumenti in grado di ovviare agli ostacoli naturali: il che rendeva l’urbanistica un fatto quantomai politico. Non soltanto perché Genova era la città capitale di uno Stato, e doveva perciò corrispondere a esigenze di rappresentanza del potere: queste istanze, nel regime repubblicano genovese, erano assegnate ai palazzi gentilizi e alla loro capacità di esprimere il rilievo sociale e politico delle famiglie patrizie. L’innovazione, in questo senso, si palesò con la costruzione della magnificente Strada Nuova: segnale urbanistico del consolidamento della Repubblica oligarchica sorta nel 1528. Ben presto, però, le innovazioni trovarono un ostacolo maggiore di quelli territoriali in una politica di conservazione dell’esistente, che bloccò a lungo il cantiere di Strada Nuovissima. Costrette a specchiarsi tra loro, urbanistica e politica si trovarono tuttavia spesso concordi sul fronte dei provvedimenti assistenziali, ed è il caso della costruzione dei Nuovi Forni pubblici, edificati in un luogo abbandonato e liminare quanto le circostanti regioni storiche, dove nel mentre permanevano e fiorivano antiche e nuove esperienze monastiche.
Diego Pizzorno (1982) è uno studioso impegnato principalmente sul fronte della storia politica e diplomatica della Repubblica di Genova in Età moderna. Il che lo ha portato a occuparsi anche di altre realtà come lo Stato Pontificio e i Ducati di Parma e di Modena. Ricercatore presso la Scuola Normale Superiore, ha pubblicato numerosi e qualificati articoli, nonché tre monografie. Urbanistica e politica segue un percorso di indagine diverso, senza tuttavia tradire il taglio storiografico politico che ne contraddistingue l’attività di ricerca.















In collaborazione con la SAMI, Società degli Archeologi Medievisti Italiani