Descrizione
Questo volume è il frutto di circa dieci anni di ricerche condotte nelle montagne del sud d’Europa, condotte grazie ad alcuni progetti di ricerca (Archimede, Antigone, Kore). Le aree di studio sono la montagna basca, i Pirenei francesi e l’Appenino ligure. Si tratta di aree, oggi protette anche dal punto di vista naturalistico (Siti di Interesse Comunitario e Parchi Naturali), in cui storicamente il popolamento ha preso la forma di insediamento sparso, che si può mettere in relazione con le diversificate forme di sfruttamento verticale della montagna (legate soprattutto alla gestione delle risorse pastorali), con l’organizzazione locale dei transiti e con la presenza di vaste estensioni di terre collettive. Si tratta di aree che oggi in qualche modo sorprendono per la continuità plurisecolare dei loro usi. Definire i modi con cui cogliere continuità e discontinuità, non solo negli insediamenti, ma anche nei loro spazi esterni, e cogliere le implicazioni sociali dei cambiamenti è stato il tema delle mie ricerche in questi anni. Provare a restituire una valenza metodologica a queste acquisizioni è l’obiettivo di questo libro che, attraverso sette capitoli, ripercorre tutte le fasi delle ricognizioni archeologiche (dalla loro progettazione e finalità, alla loro realizzazione sul campo) e dell’elaborazione dei dati, per arrivare a ricostruire non solo le trasformazioni dello spazio locale, ma anche le relazioni che legano gli usi, le configurazioni sociali e le dinamiche ambientali. Nelle aree montane la sola archeologia di superficie non è sufficiente per individuare le tracce degli usi pregressi, che a volte sono evidenti solo dai popolamenti animali o vegetali, sepolti o attuali. Per questo è necessario dialogare e ricorrere ad altri approcci di ricerca, come quelli dell’archeobotanica e dell’ecologia storica. Si tratta, poi, di spazi sempre più occupati da boschi in abbandono. Come l’archeologia si muova in tali spazi, come comprendere le dinamiche di abbandono e leggere le tracce pregresse che vi si celano, è un altro tema che questo volume affronta.
Anna Maria Stagno (nata a Recco il 7 giugno 1975) insegna Metodi e applicazioni di archeologia del paesaggio, Archeologia postmedievale e Archeologia e Storia della Cultura Materiale all’Università di Genova, dove coordina il Laboratorio di Archeologia e Storia Ambientale (centro interdipartimentale di ricerca DAFIST-DISTAV). Laureata in Lettere classiche e dottore di ricerca in Geografia storica, ha lavorato presso l’Università di Durham e l’Università dei Paesi Baschi ed è profondamente appassionata dall’elaborazione teorico-metodologica e dalla costruzione di un vero dialogo tra discipline. Le sue ricerche riguardano la montagna italiana ed europea, in cui studia la storia e archeologia delle società rurali, delle terre collettive e delle pratiche di gestione delle risorse ambientali.













In collaborazione con la SAMI, Società degli Archeologi Medievisti Italiani