Medioevo fantastico. L’invenzione di uno stile nell’architettura tra fine ’800 e inizio ’900

20,00

Autore: Alexandra Chavarría (a cura di) Guido Zucconi (a cura di)
Anno di stampa: 2016
ISBN: 9788878147683

e-ISBN: 9788878147690

Descrizione

Estratto dal numero XXI della rivista «Archeologia dell’Architettura».

Il volume presenta gli Atti dei Seminari tenutisi nella primavera del 2015 a Padova. Il tema è trattato da due archeologi e cinque storici dell’architettura che ne analizzano le origini e lo sviluppo in alcune città (Padova, Verona, Milano, Siena e Napoli) e in relazione ai personaggi che ne furono i protagonisti (Pietro Selvatico, Camillo Boito, Luca Beltrami, Alfredo d’Andrade oltre ad altri meno noti).

Sommario
  • Alexandra Chavarría, Il “Medioevo fantastico” dalla prospettiva dell’archeologo
  • Guido Zucconi, Pietro Selvatico e Camillo Boito, tra Padova e Venezia
  • Fabio Gabbrielli, Giulio Rossi, Giuseppe Partini e il neomedievalismo nell’architettura civile senese del XIX secolo
  • Carolina Di Biase, “La città è un libro aperto”. Medioevo antico e moderno nella Milano di Luca Beltrami (1881-1906)
  • Teresa Cunha Ferreira, Alfredo d’Andrade tra Torino e il Portogallo: città, restauri, architetture
  • Andrea Pane, Da Errico Alvino a Lamont Young: percorsi del neomedievalismo a Napoli tra invenzione e restauro
  • Elisa Bernard, La Casa di Giulietta di Antonio Avena. Quando l’architettura diventa coup de théâtre
Riassunti

Il “Medioevo fantastico” dalla prospettiva dell’archeologo

Summary

The “Fantastic Middle Ages” from the point of view of an archeologist.
This essay is an introduction to the papers presented at a seminar held in the Spring of 2015 concerning the neo-medieval style that developed in many Italian and other European cities between the mid 19th and the early decades of the 20th century. The main objective of these papers was to understand the multiple historical circumstances that led architects to restore or reconstruct buildings in a medieval style. Some reflections are also made on the case of Padua, where neo-medievalism played an important role as early as the beginning of the 19th century and left a distinctive mark on residential buildings by the 1920s due to the influence of Andrea Moschetti, director of the Civic Museum of Padua and professor of Art at Padua University.
Keywords: private buildings, restoration, Middle Ages, early years post-WW I, architects.

Riassunto

Introduzione ai contributi presentati nel corso dei seminari organizzati a Padova nella primavera di 2015 sul tema del Medioevo fantastico e dei restauri e costruzioni neomedievali che si sviluppano in numerose città italiane ed europee tra la metà dell’800 e le prime decadi del ’900. L’obbiettivo dei vari contributi era quello di contestualizzare i molteplici contesti politici, sociali e culturali che portarono agli architetti a ricostruire edifici pubblici e privati in estile medievale. Alcune riflessioni vengono anche fatte sul caso specifico di Padova città con architetti protagonisti di questo movimento (Japelli, Selvatico, Boito) scoprendo tuttavia la figura di Andrea Moschetti, direttore dei Musei civici e professore dell’Università di Padova, e il suo ruolo nei restauri neomedievali nella decade degli anni ’20.
Parole chiave: edilizia privata, restauri, Medioevo, primo dopoguerra, architetti.

Resumen

El “Medioevo fantástico” desde la perspectiva del arqueólogo.
Introducción a los textos presentados al seminario organizado en Padua durante la primavera del 2015 sobre el tema de la “Edad Media Fantástica”, es decir, las reconstruciones y restauraciones en estilo neomedieval que se produjeron desde mediados del siglo XIX y las primeras décadas del siglo XX. El objetivo de los distintos trabajos era analizar los variados contextos político, social y cultural que llevaron a  los arquitectos a reconstruir edificios públicos  y privados con formas neomedievales. Se introducen algunas reflexiones preliminares sobre el caso de Padua, ciudad en la que trabajaron importantes protagonistas de este movimento (Japelli, Selvatico, Boito), descubriendo la figura de Andrea Moschetti como restaurador y arquitecto de edificios neomedievales en la decada de los años 1920.
Palabras clave: arquitectura privada, restauraciones, Edad Media, postguerra, arquitectos.

Pietro Selvatico e Camillo Boito, tra Padova e Venezia

Summary

Pietro Selvatico and Camillo Boito in Padua and Venice.
Pietro Selvatico Estense and Camillo Boito may be considered among the leading protagonists of the Italian Medieval Revival. The former was a teacher and the latter his pupil. Working in Padua and Venice from 1840 to 1890, they were fundamental in putting a series of architectural principles into practice. By bridging past and present, historical investigation and architectural design, first Selvatico then Boito laid out the groundwork for a new style based on their interpretation of the local Middle Ages. Boito in particular later had the opportunity to put his ideas into practice in a series of remarkable projects for schools, museums, residential and commercial buildings.
Keywords: Selvatico, Boito, monuments of the past, architecture of the future.

Riassunto

Tra il 1840 e il 1890, Venezia e Padova offrono un fondamentale teatro d’azione e di pensiero a due tra i principali protagonisti del Medievalismo italiano: Pietro Selvatico Estense e Camillo Boito. Rispettivamente maestro e allievo, appartenenti a due diverse generazioni, entrambi appaiono però collocati lungo una medesima traiettoria teorico-pratica; tutti e due intendono infatti individuare e stabilire nessi tra i monumenti del passato e l’architettura del futuro. Se dalla città lagunare provengono exempla su cui fondare un’impalcatura concettuale, il centro antoniano offrirà a Boito concrete occasioni per metterli in pratica.
Parole chiave: Selvatico, Boito, monumenti del passato, architettura del futuro.

Giulio Rossi, Giuseppe Partini e il neomedievalismo nell’architettura civile senese del XIX secolo

Summary

Giulio Rossi, Giuseppe Partini and Neo-medievalism in Sienese Civil Architecture in the 19th Century.
In the 19th century the Neo-medieval current in architecture had a significant impact on building in the historic center of Siena and created a contrast with the architecture of the past that was contradictory but not superficial. The elimination of the post-medieval layers, of minor buildings and sometimes even of the structures that they intended to restore and revive, occurred, in fact, as part of a program to revive the image of the city based on a rigorous recovery of the formal ideals of the Gothic tradition which was often interpreted according to a new sensitivity and an attitude that was not wholly based on imitation. This paper discusses the main characteristics of the complex relationship with historical architecture by analyzing the work of two of the fundamental protagonists: Giulio Rossi, the leading figure in Sienese neo-medievalism who, starting in the second half of the 1940s was the author of important work on some of the city buildings, and Giuseppe Partini, his pupil, who was for over thirty years one of the protagonists on the architectural scene.  Both architects had studied at the Istituto di Belle Arti, the most important institution in the artistic life of the city and the birthplace of the main cultural and stylistic currents a. Starting in 1851, the institute was under the direction of Luigi Mussini, whose ‘purist’ ideas, directed towards the critical recovery of Medieval and Renaissance forms, were adhered to totally by many qualified architects, especially Partini.
Keywords: Giuseppe Partini, Giulio Rossi, Luigi Mussini, neo-medieval architecture, Siena.

Riassunto

Il neomedievalismo ottocentesco incise in modo significativo sul tessuto edilizio del centro storico di Siena, instaurando un confronto contraddittorio ma non superficiale con l’architettura del passato.Il sacrificio delle stratificazioni postmedievali, dell’edilizia minore e talvolta delle stesse strutture che si intendeva recuperare e valorizzare, avvenne infatti nel quadro della restituzione di un’immagine della città volta ad un rigoroso recupero dei valori formali della tradizione gotica, spesso rivisitati alla luce di una nuova sensibilità e di un atteggiamento non strettamente imitativo. L’intervento ripercorre i caratteri salienti del complesso rapporto con l’architettura storica tramite l’analisi delle opere di due figure fondamentali: Giulio Rossi, primo esponente del neomedievalismo senese e artefice, fin dalla seconda metà degli anni Quaranta, di importanti interventi su edifici civili, e Giuseppe Partini, suo allievo e protagonista per oltre un trentennio della scena architettonica. Entrambi provenivano dalle file dell’Istituto di Belle Arti, asse portante della vita artistica della città e incunabolo dei principali orientamenti di cultura e di stile. A partire dal 1851 la direzione dell’istituto fu assunta da Luigi Mussini, le cui idee ‘puriste’, orientate verso un recupero critico delle testimonianze medievali e rinascimentali, trovarono, specie nelle opere di Partini, una piena e qualificata adesione.
Parole chiave: Giuseppe Partini, Giulio Rossi, Luigi Mussini, architettura neomedievale, Siena.

“La città è un libro aperto”. Medioevo antico e moderno nella Milano di Luca Beltrami (1881-1906)

Summary

“The City as an Open Book”. The Middle Ages Past and Present in the Milan of Luca Beltrami (1881-1906).
A figure whose status in fin-de-siècle Milan is undisputed, Luca Beltrami was definitely not a champion of a “Rediscovered Middle Ages”. Unlike Camillo Boito, his teacher at the Politecnico in Milan, he showed a marked preference for Renaissance forms in his designs and projects. However, as a scholar who was also responsible for the protection of the historical heritage in Lombardy, he certainly encountered, studied and intervened on medieval monuments, even if the rational positivism that is characteristic of his approach makes it difficult to speak of him as proposing any sort of “Fanciful Middle Ages”. This paper looks at the period between two famous exhibitions in Milan, in 1881 and 1906, a time of great activity in Beltrami’s public and professional life, with the urban and architectural fabric of his city undergoing extensive change. Summarising his activity as both an architect and as a central figure in the cultural and political life of Milan, the text focuses mainly on his work in researching, restoring (even completing) structures of medieval origin. All this took place at a time when the city was being adorned with various public and private buildings still in part inspired by the Middle Ages rather than reflecting a taste that has been defined as neo-Sforzesco (made popular in part thanks to Beltrami’s own restoration work on Milan’s Sforza Castle).
Keywords: fin-de-siècle Milan, Beltrami, medieval architecture, neo-medieval, neo-Sforzesco.

Riassunto

Protagonista indiscusso della Milano fin de siècle, Luca Beltrami non è stato certo un alfiere del medioevo ritrovato. Diversamente da Camillo Boito, suo maestro al Politecnico di Milano, nei suoi progetti mostra una chiara predilezione per le forme della Rinascenza. Tuttavia egli incontra, esplora, interviene sui monumenti del Medioevo da studioso e come responsabile della tutela dei monumenti lombardi, anche se l’attitudine positiva e razionale che contraddistingue il suo operare rende difficile parlare, nel suo caso, di ‘Medioevo fantastico’. Il contributo esplora il periodo che si inquadra tra le due celebri esposizioni milanesi del 1881 e del 1906, decenni di eccezionale densità nella vita professionale e pubblica di Beltrami, nell’ambito del profondo rinnovamento urbanistico e architettonico avvenuto nella sua città. Richiamandone sinteticamente l’attività di architetto e di figura centrale nel consesso culturale e politico, il testo pone l’accento sull’attività di ricerca, di restauro, di completamento dedicata da Beltrami ai monumenti di origine medievale, mentre la città si arricchisce di edifici pubblici e privati in parte ancora ispirati al Medioevo, piuttosto che all’età sforzesca, popolare anche grazie ai restauri di Beltrami al Castello di Milano.
Parole chiave: Milano fin de siècle, Beltrami, architettura medievale, neo-medievale, neo-sforzesca.

Alfredo d’Andrade tra Torino e il Portogallo: città, restauri, architetture

Summary

Alfredo d’Andrade from Turin to Portugal.
Alfredo de Andrade (1839-1915), a Portuguese painter and architect, was a prominent figure in cultural, artistic and heritage circles in Italy. He held public offices and left behind a considerable legacy spread across the north of Italy. The proposed itinerary, from Turin and Portugal, was based on research of the past and projects for the new, with the premise of a broad concept of monument, in its relationship with the city, the landscape and the territory.
Keywords: Alfredo d’Andrade, Turin, Portugal, Nineteenth century, architecture, city, Middle Ages.

Riassunto

Alfredo d’Andrade (1839-1915), pittore e architetto di origine porto­ghese, è stato un personaggio di rilievo in Italia nella cultura artistica e del patrimonio, dove ha svolto incarichi dirigenziali e ha lasciato una vasta opera, dispersa nel nord del paese. L’itinerario proposto, tra Torino e il Portogallo, si sviluppa tra indagine sull’antico e progetto del nuovo, alle premesse di una concezione allargata della nozione di monumento, nel rapporto con la città, con il paesaggio e con il territorio.
Parole chiave: Alfredo d’Andrade, Torino, Portogallo, Ottocento, architettura, città, Medioevo.

Resumo

Alfredo d’Andrade entre Turim e Portugal.
Alfredo de Andrade (1839-1915), pintor e arquiteto português, foi uma personagem de relevo na cultura artística e patrimonial em Itália, onde desempenhou cargos públicos e deixou uma obra numerosa, dispersa pelo norte do país. O itinerário proposto, entre Turim e Portugal, desenvolve-se entre pesquisa sobre o antigo e projecto do novo, nas premissas de um entendimento mais alargado do conceito de monumento na sua relação com a cidade, com a paisagem e com o território.
Palavras-chave: Alfredo d’Andrade, Turim, Portugal, Oitocentos, arquitectura, cidade, Medieval.

Da Errico Alvino a Lamont Young: percorsi del neomedievalismo a Napoli tra invenzione e restauro

Summary

From Alvino to Lamont Young: Invention and restoration in neo-medieval itineraries in Naples.
The paper proposes a reinterpretation of the many currents of neo-medievalism in Naples, revealing an evolution that started with precocious ideas in the early 19th century, reached a climax with the work of Errico Alvino in the years 1850-70, was gradually contaminated with eclecticism, and finally declined in the first decades of the 20th century with the visionary projects of Lamont Young. Alvino’s whole career, in particular, is retraced, focusing on his work at both an architectural and urban level, and, more specifically, on the projects for the facades of three prominent cathedrals, precariously balanced between restoration, completion and innovation, which also assume national importance: Florence, Amalfi and Naples. Specific attention is given to the diverse field of restoration of monuments, including embellishments, completions and stylistic reinstatements, carried out by Alvino as well as by his students and even by figures such as Federico Travaglini. The essay concludes with a reflection on the transition from neo-medievalism to eclecticism, as shown at the turn of the century in the utopian proposals of Lamont Young, both for urban projects – like the Rione Venezia, also inspired by Venetian architectural styles – and architectural ones, like the fabulous castles built for himself and his relatives.
Keywords: neo-medievalism, neo-gothic, neo-romanesque, restoration, revival, Naples, Campania.

Riassunto

Il saggio propone una rilettura dei molteplici percorsi del neomedievalismo a Napoli, delineando una parabola che muove dalle precoci anticipazioni di inizio Ottocento, raggiunge un acme negli anni 1850-70, attraverso l’opera di Errico Alvino, si contamina progressivamente con l’eclettismo e infine tramonta ai primi decenni del Novecento con i visionari progetti di Lamont Young. Di Alvino, in particolare, è ripercorsa l’intera carriera, focalizzandone l’opera sia a scala architettonica che urbana, per soffermarsi sul più specifico ambito dei progetti per le facciate di tre insigni cattedrali, in bilico tra restauro, completamento e innovazione, che assumono anche valenza nazionale: Firenze, Amalfi e Napoli. Specifica attenzione è rivolta al variegato campo del restauro dei monumenti, che comprende abbellimenti, completamenti e ripristini in stile, portati avanti – oltre che da Alvino e dai suoi allievi – anche da figure come Federico Travaglini, oggetto di ulteriore approfondimento. Conclude il saggio, infine, una riflessione sulla transizione dal neomedievalismo all’eclettismo, testimoniata sullo scorcio del secolo dalle utopistiche proposte di Lamont Young, sia a scala urbana – come il Rione Venezia, ispirato anche per gli stili architettonici alla città lagunare – che architettonica, come le fiabesche dimore realizzate per sé e per i parenti.
Parole chiave: neomedievalismo, neogotico, neoromanico, restauro, revival, Napoli, Campania.

La Casa di Giulietta di Antonio Avena. Quando l’architettura diventa coup de théâtre

Summary

Antonio Avena’s House of Juliet. When architecture becomes a coup de théâtre.
This paper will discuss the “restoration” of the so-called House of Juliet in Verona, which was influenced by Antonio Avena and was finally conducted between November 1939 and April 1941. The data from topographical, archaeological and archival sources, together with the historical guide books and postcards, reveal that, up until the 20th century, the location of Juliet’s House was understood to be the casa torre facing via Cappello. After a long series of proposed restoration projects dating back to the early 20th century, the restoration conducted by A. Avena created Juliet’s House as we know it today in the building facing the inner courtyard. Through the study of the archival sources, old photographs and the archaeological analysis of the facies of the building, it is possible to acquire an idea of how the restoration was made and the underlying ideas of the project. The restoration consisted in a combination of recycled fragments, “antiqua spolia”, and architectonical elements emulating ancient ones, in order to create an evocative pastiche. It was meant to recreate a medieval atmosphere and to create a backdrop to the Shakespearian drama.
Keywords: Juliet’s House, Antonio Avena, Verona, restoration, architecture, archaeology.

Riassunto

Tra il novembre 1939 e l’aprile 1941 Antonio Avena ispirò il “restauro” della Casa di Giulietta a Verona. Come si evince dalle fonti topografiche, archeologiche e archivistiche e dalle guide turistiche e dalle cartoline d’epoca, storia e mito concorsero ad allogare la dimora dell’eroina shakespeariana nella casa torre prospiciente via Cappello. Fu il restauro aveniano che, dopo i numerosi tentativi che si susseguirono a partire dall’inizio del Novecento, ri-creò la Casa di Giulietta nell’antico edificio prospettante il cortile interno. Attraverso le fonti d’archivio e l’analisi delle fotografie storiche e della facies dell’edificio, è possibile riscostruire la natura e i modi dell’intervento. Esso consistette nel combinare elementi architettonici di reimpiego ed altri in stile, creando un evocativo pastiche. Configurandosi alla stregua di un allestimento teatrale, esso fece della Casa di Giulietta a Verona la quinta scenica della tragedia.
Parole chiave: Casa di Giulietta, Antonio Avena, Verona, restauro, architettura, archeologia.

Informazioni aggiuntive

Peso0.338 kg
Dimensioni29 × 21 × 0.6 cm
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