S. Antonino: un insediamento fortificato nella Liguria bizantina (Collezione di Monografie preistoriche ed archeologiche, XII)

62,00

Autore: Tiziano Mannoni (a cura di), Giovanni Murialdo (a cura di)
Anno di stampa: 2001
ISBN: 9788886796033

Descrizione

Con testi di Daniele Arobba, Ermanno A. Arslan, Fabrizio Benente, Filippo Bertolotti, Elisio Bonora, Eva Botto, Aurora Cagnana, Claudio Capelli, Elisabetta Castiglioni, Erica Ceccarelli, Antonino Cucchiara, Paolo de Vingo, Giancarla Deferrari, Carlo Falcetti, Franco Ferretti, Franco Ferretti, Angelo Fossati, Alessandra Frondoni, Rosanna Giovinazzo, Guido Imperiale, Tiziano Mannoni, Giovanni Murialdo, Giorgio Muscarà, Paolo Palazzi, Loredana Parodi, Roberto Ricci, Giuseppe Vicino.

Il castrum di S. Antonino, posto su una ripida altura nell’entroterra del Finale (Liguria di Ponente), costituisce attualmente uno dei migliori esempi di fortificazione di età protobizantina noti in Italia e nell’area del Mediterraneo occidentale più in generale. Le indagini archeologiche, condotte a partire dal 1982 in varie aree del castello dal Museo Archeologico del Finale, dall’Istituto Internazionale di Studi Liguri e dall’ISCUM, integrate dall’analisi delle strutture murarie conservate, hanno consentito di definire i connotati insediativi e le tecniche adottate per la costruzione della fortificazione, fulcro del controllo territoriale della Maretema Italorum, rimasta sotto il controllo bizantino dopo la penetrazione longobarda in Italia e l’occupazione delle regioni padane nord-occidentali.

Il castello sorse con definite finalità strategiche negli ultimi decenni del VI secolo. A questo periodo è riconducibile la cortina settentrionale, con camminamento di ronda su arcate in muratura ed una grande torre con monofore a risega interna, che fornisce uno dei pochi esempi di architettura militare di questo periodo pervenutici in Italia. Le difese del castello erano completate da una cortina meridionale con tre torri rettangolari, integrata tra la fine del VI e gli inizi del VII secolo da una muratura arretrata, che definiva un’area protetta dove sono state rinvenute case di legno con zoccolo in pietra databili al VII secolo. L’insediamento fortificato, dove alla componente militare si affiancava una significativa presenza femminile chiaramente emersa dallo studio degli oggetti di ornamento personale, è caratterizzato dal mantenimento di stretti rapporti annonari e commerciali col mondo mediterraneo, mantenutisi attivi fino alla seconda metà del VII secolo se non oltre. La ceramica da mensa era quasi esclusivamente costituita da forme riconducibili alla fase finale di produzione della sigillata tunisina. Da ambito africano provenivano inoltre lucerne fittili, parte della ceramica comune e soprattutto una articolata serie di contenitori da trasporto, comprensiva di anfore cilindriche di grandi e medie dimensioni, spatheia tardi e tipici contenitori globulari a fondo ombelicato databili alla seconda metà del VII secolo. Un ruolo minoritario era sostenuto da anfore provenienti da varie aree del Mediterraneo orientale e dalla Spagna. Rapporti commerciali con l’Italia settentrionale sono documentati dalla presenza di rara ceramica longobarda e soprattutto dai massivi arrivi di pietra ollare dalle Alpi nord-occidentali e centrali, in prevalenza destinata all’uso su fuoco. Un ruolo rilevante nella suppellettile domestica era sostenuto da oggetti in vetro con calici a stelo, bottiglie, forme aperte comprensive di alcune palm cup, lucerne ad ansette applicate. Nuove importanti prospettive di ricerca sulla circolazione monetale protobizantina in Italia sono derivate dallo studio dei reperti numismatici, quasi esclusivamente costituiti da frazioni di siliqua in argento comprese tra i regni di Giustiniano I ed Eraclio, associate a pesi monetali in bronzo riconducibili al sistema del solidus aureo. Le indagini paleobotaniche ed archeozoologiche hanno infine consentito di definire l’evoluzione dell’ambiente circostante al castrum e le basi della sua economia alimentare principalmente sostenuta da risorse animali. Il castrum, menzionato nelle fonti scritte solo nel 1162, andò incontro ad un progressivo abbandono a partire dal XII-XIII secolo, susseguente alla costruzione della chiesa protoromanica e di una casa-forte posta sul crinale dell’altura. La contrazione insediativa successiva alla principale fase occupazionale di fine VI-VII secolo ha quindi consentito la conservazione dei connotati originari della fortificazione bizantina, che al momento fornisce un preciso modello di riferimento nell’archeologia mediterranea in questo periodo di transizione tra il mondo antico e quello altomedievale.

Volume in 2 tomi.

SOMMARIO

Introduzione

Introduzione e metodologia della pubblicazione, di Tiziano Mannoni

Storia delle ricerche archeologiche e tecniche di indagine. La periodizzazione delle sequenze stratigrafiche, di Giovanni Murialdo

I. Il paesaggio finalese

– Il Finale e la formazione geomorfologica del territorio di Perti, di Paolo Palazzi, Guido Imperiale
– Archeologia del paesaggio finalese nell’antichità, di Giovanni Murialdo, Paolo Palazzi, Daniele Arobba

II. Le fasi occupazionali dell’altura

1. Le fasi anteriori al castrum bizantino
– Le evidenze della frequentazione preistorica, di Giuseppe Vicino
– La fase insediativa della tarda età del Bronzo, di Giovanni Murialdo
– Le evidenze della frequentazione nelle età del Ferro e romana, di Giovanni Murialdo

2. Il castrum di età bizantina

2.1 Le strutture murarie e le indagini archeologiche stratigrafiche
-Il castrum tardoantico, di Giovanni Murialdo
– Le strutture del castello. Planimetria, dimensioni, organizzazione degli spazi: una analisi comparativa con i castra dell’Italia settentrionale, di Aurora Cagnana
– Analisi architettonica e ipotesi di ricostruzione delle opere difensive del castrum tardoantico, di Aurora Cagnana
– Lo scavo della porta di accesso al castello (area F), di Giovanni Murialdo, Elisio Bonora
– Lo scavo della cortina esterna del castello contigua alla torre con monofore (area G), di Giovanni Murialdo
– Lo scavo della torre con monofore (area H), di Alessandra Frondoni, Fabrizio Benente
– Il saggio di scavo nella torre della cinta meridionale (area A), di Giovanni Murialdo
– Lo scavo della torre della cinta interna e dell’area contigua (area C), di Giovanni Murialdo, Paolo Palazzi, Loredana Parodi
– Lo scavo dell’area abitativa contigua al muro di cinta interno (area D), di Giovanni Murialdo, Elisio Bonora
– Le ‘case di legno’ di S. Antonino: confronti e ipotesi di restituzione degli alzati, di Aurora Cagnana

2.2 Tecniche e materiali di costruzione
– Le strutture murarie in pietra: material, tecniche, ipotesi sulle maestranze, di Aurora Cagnana
– La cava di ‘Pietra di Finale’ di S. Antonino di Perti, di Tiziano Mannoni, Roberto Ricci
– Le malte, di Roberto Ricci
– I materiali fittili da costruzione, di Giovanni Murialdo, Claudio Capelli, Eva Botto

2.3 Componenti etniche e rapporti commerciali
– Le componenti sociali ed etniche del castrum tardoantico, di Giovanni Murialdo
– I reperti numismatici greci, romani e bizantini, di Ermanno A. Arslan, Franco Ferretti, Giovanni Murialdo
– Considerazioni sulla circolazione monetaria in età protobizantina a S. Antonino, di Ermanno A. Arslan
– Le anfore da trasporto, di Giovanni Murialdo
– Iscrizioni graffite e bolli su anfore. Piastrine in piombo stampigliate, di Giovanni Murialdo
– I rapporti economici con l’area mediterranea e padana, di Giovanni Murialdo

2.4 Le suppellettili domestiche
– La suppellettile da mensa e da cucina in età tardoantica a S. Antonino, di Giovanni Murialdo
– La ceramica fine da mensa: Sigillata Africana (e sue imitazioni), di Filippo Bertolotti, Giovanni Murialdo
– La ceramica comune, di Giovanni Murialdo
– La ceramica invetriata tardoantica, di Giovanni Murialdo
– La ceramica grezza da cucina, di Giovanni Murialdo
– La pietra ollare, di Loredana Parodi, Paolo Palazzi
– La suppellettile in vetro, di Carlo Falcetti
– L’illuminazione, di Carlo Falcetti
– L’instrumentum da illuminazione: le lucerne fittili, di Filippo Bertolotti, Giovanni Murialdo, Loredana Parodi
– Le lucerne in vetro, di Carlo Falcetti

2.5 Gli oggetti di ornamento ed uso personale. Le armi e gli utensili
– Gli elementi da cintura, di Paolo de Vingo, Angelo Fossati
– Gli elementi accessori dell’abito e dell’acconciatura femminile, di Paolo de Vingo, Angelo Fossati
– I gioielli, di Paolo de Vingo, Angelo Fossati
– Le gemme, di Giovanni Murialdo, Alessandra Frondoni
– Elementi decorativi ed altri oggetti, di Paolo de Vingo, Angelo Fossati
– Le perle in pasta vitrea e vetro, di Carlo Falcetti
– Gli elementi da parure in osso o corno e gli amuleti, di Giovanni Murialdo
– I pettini ad elementi multipli, di Giovanni Murialdo
– Le armi: punte di freccia, di Paolo de Vingo, Angelo Fossati, Giovanni Murialdo
– Le lame di coltello e gli altri strumenti da taglio, di Paolo de Vingo, Angelo Fossati
– Gli utensili da lavoro ed i manufatti da falegnameria e carpenteria, di Paolo de Vingo, Angelo Fossati
– Gli utensili litici, di Giuseppe Vicino, Giovanni Murialdo
– Gli strumenti per la produzione del fuoco, di Paolo de Vingo, Angelo Fossati, Giovanni Murialdo, Giuseppe Vicino
– Immanicature ed altri utensili in corno ed osso, di Giovanni Murialdo
– Strumenti musicali e oggetti ludici, di Carlo Falcetti, Giovanni Murialdo

2.6 Le attività artigianali ed il riutilizzo delle suppellettili
– Indicatori di attività metallurgiche, di Tiziano Mannoni, Antonino Cucchiara
– La lavorazione dell’osso e del corno, di Giovanni Murialdo
– La filatura e gli utensili da cucito, di Giovanni Murialdo, Paolo de Vingo, Angelo Fossati
– Il riutilizzo delle suppellettili e del vetro, di Carlo Falcetti
– La ceramica di reimpiego, di Giovanni Murialdo
– La riparazione di recipienti, di Angelo Fossati, Giorgio Muscarà
– Elementi geologici naturali provenienti dai livelli tardoantichi, di Guido Imperiale, Giovanni Murialdo, Giuseppe Vicino

2.7 L’ambiente vegetazionale e le risorse alimentari
– I carboni, di Elisabetta Castiglioni
– Le analisi palinologiche e paleocarpologiche, di Daniele Arobba, Giovanni Murialdo
– Le risorse alimentari animali: dati archeozoologici, di Rosanna Giovinazzo
– Gli utensili da pesca, di Paolo de Vingo, Angelo Fossati
– I morsi da cavalcatura ed i sonagli, di Paolo de Vingo, Angelo Fossati

3. Le fasi successive al castrum di età bizantina (età medievale e moderna)
– La contrazione insediativa altomedievale, la fase occupazionale medievale e l’abbandono del castrum, di Giovanni Murialdo
– La chiesa protoromanica di S. Antonino, di Giovanni Murialdo
– La chiesa protoromanica: analisi archeologica delle murature, di Aurora Cagnana
– La casa-torre medievale sul culmine dell’altura (area E), di Giovanni Murialdo
– La frequentazione dell’altura in età moderna, di Giovanni Murialdo
– Lo scavo di un’area sub-sommitale (area B), di Giovanni Murialdo, Elisio Bonora
– La ceramica medievale e moderna, di Giancarla Deferrari, Paolo Palazzi, Loredana Parodi
– Le monete medievali e moderne, di Ermanno A. Arslan, Elisio Bonora, Franco Ferretti
– Reperti metallici provenienti dai livelli medievali e moderni, di Angelo Fossati, Giovanni Murialdo

III. analisi archeometriche sulle ceramiche, quantificazione e trattamento dei reperti

– Ricerche archeometriche sulle ceramiche di S. Antonino, di Claudio Capelli
– I dati quantitativi dei reperti, di Giovanni Murialdo
– Le metodiche di assemblaggio, consolidamento e conservazione dei reperti, di Angelo Fossati, Erica Ceccarelli

Conclusioni: il castrum di S. Antonino nell’Italia nord-occidentale in età bizantino-longobarda, di Giovanni Murialdo

Bibliografia

Informazioni aggiuntive

Peso2.7 kg
Dimensioni29 × 21 × 4.9 cm
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